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Visita alla 58° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia

9 Ottobre 2019

“MAY YOU LIVE IN INTERESTING TIMES”

Visita alla 58° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia,
a cura di Ralph Rugoff

Mercoledì 9 ottobre 2019

PROGRAMMA

Ore 7,55: Ritrovo nell’atrio della Stazione ferroviaria.
Ore 8,07: Partenza per Venezia
Ore 9,56 : Arrivo a Venezia Santa Lucia
Ore 11,15: Ritrovo all’ingresso della Biennale – Giardini per l’appuntamento con la guida.
Ore 11,30-13: Ingresso e Visita guidata dell’esposizione – a cura della dott.ssa Laura Tinti (che già ci ha accompagnato nelle precedenti edizioni – nella sede dei Giardini. Al termine tempo libero per il pranzo.

Per chi desidera continuare l’esplorazione: ingresso facoltativo alla mostra “I FORTUNY. Una storia di famiglia”, allestita nell’omonimo palazzo (già Pesaro-Orfei) San Marco 3958. N.B. Ingresso non incluso nella quota di partecipazione.

Rientro libero con il treno in direzione di Udine.

Costo dell’escursione: € 75,00, € 80 per i non soci (calcolato sulla base di 15 partecipanti)
Comprende: biglietto ferroviario A/R, vaporetto A/R, ingresso Biennale e visita guidata.
Si prega di dare al più presto l’adesione in Segreteria (cell. 324-9893957)
(adesione e pagamenti entro e non oltre giovedì 3 ottobre).

 

«Il titolo della Biennale 2019 può essere letto come una sorta di maledizione – ha dichiarato il Presidente Paolo Baratta – nella quale l’espressione “interesting times” evoca l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, un invito pertanto che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura. E io credo che una mostra d’arte valga la pena di esistere, in primo luogo, se intende condurci davanti all’arte e agli artisti come una decisiva sfida a tutte le inclinazioni alla sovra-semplificazione. Ai visitatori – conclude Baratta – vogliamo offrire una aperta palestra dove si possano sentire ingaggiati in incontri con le opere e gli artisti, nello scoprire direttamente “l’altro da sé” che l’opera d’arte offre. Ci teniamo alla sequenza secondo la quale, entrando nella mostra, “il pubblico” diventa “visitatori”, che poi diventano “osservatori” dell’opera; segue il necessario spaesamento prima, l’impegno e la scoperta poi, quasi un esercizio di scherma. La condivisione di questi indirizzi è anche una delle ragioni per cui abbiamo chiesto la collaborazione di Ralph Rugoff.» Da parte sua Rugoff ha dichiarato: May You Live in Interesting Times «includerà senza dubbio opere d’arte che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra i quali le molte minacce alle tradizioni fondanti, alle istituzioni e alle relazioni dell’“ordine postbellico”. Riconosciamo però fin da subito che l’arte non esercita le sue forze nell’ambito della politica. Per esempio, l’arte non può fermare l’avanzata dei movimenti nazionalisti e dei governi autoritari, né può alleviare il tragico destino dei profughi in tutto il pianeta (il cui numero ora corrisponde a quasi l’un percento dell’intera popolazione mondiale).» «In modo indiretto, tuttavia, forse l’arte può offrire una guida che ci aiuti a vivere e pensare in questi ‘tempi interessanti’. La Biennale Arte 2019 non avrà un tema di per sé, ma metterà in evidenza un approccio generale al fare arte e una visione della funzione sociale dell’arte che includa sia il piacere che il pensiero critico. La Mostra si concentrerà sul lavoro di artisti che mettono in discussione le categorie di pensiero esistenti e ci aprono a una nuova lettura di oggetti e immagini, gesti e situazioni. Un’arte simile nasce dalla propensione a osservare la realtà da più punti di vista, ovvero dal tenere in considerazione nozioni apparentemente contraddittorie e incompatibili, e di destreggiarsi fra modi diversi di interpretare il mondo che ci circonda. Gli artisti il cui pensiero parte da questi presupposti, sanno dare significati alternativi a ciò che prendiamo come dati di fatto, proponendo modi diversi di metterli in relazione tra loro e di contestualizzarli. Il loro lavoro, animato da curiosità sconfinata e intelligenza di spirito, ci spinge a guardare con sospetto a tutte le categorie, i concetti e le soggettività che sono dati per indiscutibili. Ci invita a considerare alternative e punti di vista sconosciuti, e a capire che “l’ordine” è ormai diventato presenza simultanea di diversi ordini.»

Nel 70° anniversario della morte di Mariano Fortuny y Madrazo, e in coincidenza con la 58^ Biennale d’arte, Palazzo Fortuny intende rendere omaggio al poliedrico artista spagnolo evidenziando l’importanza del contesto familiare nella sua formazione artistica. Per la prima volta una mostra è dedicata a Mariano Fortuny y Marsal (1838-1874) e al figlio Mariano Fortuny y Madrazo (1871-1949). Il riferimento alla Biennale non è casuale, né solamente d’occasione: infatti nel 1950, pochi mesi dopo la scomparsa di Mariano Fortuny y Madrazo, il Padiglione spagnolo – nel quale l’artista aveva esposto in più occasioni – dedicò una sala ai due Fortuny e ai pittori membri della famiglia Madrazo. La mostra fa proprie le ragioni di tale omaggio sviluppando le relazioni che intercorsero tra l’arte dei due grandi spagnoli. Due i filoni di ricerca privilegiati: quello della pratica della pittura, saldamente inserita nella tradizione europea degli antichi maestri, e quello della passione collezionistica, intesa come occasione di studio e rielaborazione artistica. Mariano Fortuny aveva coltivato il proprio interesse per l’antiquariato circondandosi di tessuti antichi, vetri, vasellame, statue, mobili, tappeti con i quali decorava il suo atelier. Tali manufatti fornivano un ampio campionario da cui attingere e prendere spunto per la composizione dei propri quadri, spesso trasformandoli o reinterpretandoli. Molti di quegli oggetti, oltre a numerose opere da lui dipinte, rimasero in famiglia dopo la sua prematura scomparsa; altri furono venduti, ma la moglie Cecilia ne conservò un nucleo importante che nel 1889 fu trasferito a Venezia, prima a Palazzo Martinengo e infine a Palazzo Pesaro Orfei, attuale sede del Museo Fortuny. Dopo la morte dell’artista solo una piccola parte delle collezioni rimase a Venezia poiché, per volontà dello stesso Mariano e della moglie Henriette, molte opere furono donate a vari musei europei e si trovano attualmente a Barcellona, Castres, Londra, Madrid, Parigi. La mostra attuale ricompone in parte questa collezione così significativa non solo per le sue valenze artistiche e culturali ma anche familiari e affettive, riportando nei suggestivi spazi di Palazzo Fortuny alcuni degli oggetti e delle opere più importanti che componevano la raccolta. Di questo ammaliante universo alcuni aspetti rivelano una continuità di temi da padre a figlio. Oltre a quelli già menzionati: l’attenzione alla luce e alle sue infinite metamorfosi, la fascinazione per la rappresentazione delle nuvole, lo studio mai interrotto del passato, l’orientalismo, i viaggi. Nel suo percorso creativo Mariano Fortuny figlio ampliò gli orizzonti della propria ricerca artistica, interpretando in modo personale l’ideale wagneriano di opera d’arte totale che tanto lo aveva affascinato in gioventù. Se nella pittura la tecnica e la felice mano del padre rimangono insuperate, è nella versatilità di applicazione del proprio ingegno che il figlio rivela i suoi numerosi talenti: combinando arte e scienza, arte e tecnologia, spazia da pittura e scultura a fotografia, grafica, decorazione di interni, abbigliamento, scenografia, all’illuminotecnica, producendo tessuti, abiti, colori a tempera, brevettando invenzioni tecnologiche, creando una florida attività imprenditoriale, dando vita a quell’insieme sfaccettato ma coerente che è il marchio “Mariano Fortuny Venise”.

Dettagli

Data:
9 Ottobre 2019