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SUMMARY:Comunicazione della Presidente dell'Associazione
DESCRIPTION:  \nCari Amici\, Socie e Soci\, \nvi segnalo le attività proposte dalla nostra Associazione per questa fine d’anno e per l’inizio del 2020: \nMercoledì 18 dicembre: visita alla mostra “Tra vecchio e nuovo – Il Friuli si racconta” nella Chiesa di S. Francesco con l’introduzione del curatore\, l’arch. Alvise Rampini. Se riuscirà ad essere con noi\, il dott. Carlo Gaberscek introdurrà il documentario di Guido Galanti (1953) dedicato a Udine proposto all’interno della rassegna. Al termine seguirà un brindisi beneaugurale. \nL’Associazione chiuderà in occasione delle Festività di fine 2019 e inizio 2020 dal 23 dicembre al 6 gennaio. Riaprirà giovedì 9 gennaio alle ore 17. \nMercoledì 15 gennaio presso la Fondazione Friuli si terrà una conferenza dell’arch. Simone Di Luca. \nVenerdì 24 gennaio\, sempre presso la fondazione Friuli\, si terrà  -a cura della prof.ssa Giuseppina Perusini- un incontro a più voci\, con presentazione degli atti del convegno svoltosi a Milano nel 2017\, incentrato sulla figura dell’architetto ottocentesco Camillo Boito e sulla modernità della sua prassi operativa. \nA fine gennaio (presumibilmente a partire da mercoledì 29) prenderà il via il ciclo di incontri – con sede a Palazzo Mantica – su Arte e Cinema secondo un progetto concordato con Giorgio Placereani\, critico cinematografico\, sul tema “La fragilità dell’opera d’arte. La censura del tempo e il tempo della censura”. All’incontro introduttivo farà seguito la proiezione di alcuni film e a conclusione del ciclo il prof. Placereani proporrà\, in una relazione apposita\, l’“anatomia” dei film visionati. \nPer l’inizio di Febbraio è prevista l’effettuazione dell’Assemblea Generale dei Soci. \nPer aprile (1-5)\, inoltre\, vi proponiamo il viaggio in Tuscia – Tra ville rinascimentali e testimonianze etrusco-romane. \nIn maggio si svolgerà invece il viaggio in Iran – Festival delle Rose (dall’1 al 10 maggio). \nSi prega vivamente coloro che sono interessati a questi due viaggi di dare al più presto il proprio nominativo.   \nPer ulteriori iniziative in via di definizione – soprattutto se non avete l’indirizzo e-mail – per favore contattateci: per informazioni e prenotazioni la Segreteria (in via Manin 18) è aperta\, come di consueto\, il lunedì (16.30- 18.30) e il giovedì (17.00-18.00). E-mail: amicimuseiarte24@gmail.com Il n° di cellulare al quale potete contattarci è il seguente: 324-9893957.  \nVi informo che il nostro IBAN (valido solo per le quote associative) è il seguente: IT98F0306912344100000008022 . \nCon l’augurio più caloroso di Buone Feste da parte del Consiglio Direttivo e mio personale\, spero di rivedervi presto ai nostri prossimi appuntamenti\, \n  \nFrancesca Venuto – Presidente dell’Associazione
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SUMMARY:Conferenza di SIMONE DI LUCA
DESCRIPTION:L’Associazione Udinese Amici dei Musei e dell’Arte invita soci e simpatizzanti alla conferenza dell’esperto di architettura e fotografo SIMONE DI LUCA dal titolo: \nLa Fondation Louis Vuitton a Parigi – Un vascello di vetro per l’arte contemporanea \n\n\n\n\nUn nuovo museo a Parigi dall’architettura sorprendente! Un complesso senza dubbio spettacolare\,opera dell’architetto Frank O. Gehry\, che così spiega la sua creazione: “Per riflettere un mondo incontinuo cambiamento\, abbiamo progettato un edificio che evolve con il trascorrere del giorno\,insieme alla luce\, offrendo un’impressione di intangibilità e continua trasformazione”. \n\n\n\n\n\n\nL’incontro si terrà mercoledì 15 gennaio alle ore 17\, nella Sala Conferenze della Fondazione Friuli (Palazzo Contarini) in via Manin 15. \nIngresso libero sino a esaurimento posti \nCon i più cordiali saluti\,\nFrancesca Venuto – Presidente dell’Associazione \n\n\n\n \n\n\n\n\n\n  \nNel 2014 è stata inaugurata al pubblico la nuova sede della Fondazione Louis Vuitton\, un ambizioso edificio disegnato dall’architetto americano di origine canadese Frank O. Gehry\, situato all’interno del celebre parco parigino del Bois de Boulogne.\nLa Fondazione nasce per sostenere la creazione artistica contemporanea francese e internazionale e renderla accessibile a un vasto pubblico attraverso una collezione permanente\,mostre temporanee\, opere d’arte commissionate nonché un programma diversificato di eventi multidisciplinari che ruotano spesso intorno alla musica. \nInaugurata il 20 ottobre 2014\, la Fondation Louis Vuitton riafferma il sostegno attivo e costante per le arti e la cultura\, inoltre rappresenta un nuovo\, significativo contributo al patrimonio parigino grazie all’edificio che la ospita: una nuova straordinaria icona dell’architettura del XXI secolo. L’audace creatività del design pensato da Frank O. Gehry fa dell’edificio stesso la prima opera d’arte della Fondazione. Circondato da alberi secolari\, si erge su uno specchio d’acqua e dialoga armoniosamente con l’ambiente naturale che lo accoglie. \n“Per riflettere un mondo in continuo cambiamento\, abbiamo progettato un edificio che evolve con il trascorrere del giorno\, insieme alla luce\, offrendo un’impressione di intangibilità e continua trasformazione”\, spiega Frank O. Gehry. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \nSimone Di Luca si è laureato presso l’IUAV di Venezia con una tesi storica sullo sviluppo e sulla conservazione della struttura urbanistica di Torviscosa (“Torviscosa la città fondata”). Libero professionista a San Giorgio di Nogaro\, collabora con diverse Associazioni e Circoli Culturali per cui tiene corsi e conferenze. \nMolto intensa la sua attività di fotografo freelance in qualità di reporter per alcune delle testate giornalistiche e webzines più importanti (Corriere Innovazione\, Spazio Rock\, Outsiders\, Outune Magazine\, Oca Nera Rock\, Best Magazine\, Frame) per cui segue i maggiori eventi del Triveneto. Le sue foto sono state pubblicate da Ansa\, Corriere della Sera\, Repubblica\, La Stampa\, Il secolo XIX\, Panorama\, TV sorrisi&canzoni. Fotografo ufficiale di artisti del calibro di Nina Zilli\, Zucchero Fornaciari e dei 2Cellos. \nCollabora con Barley Arts Promotion e Virgin Radio nella promozione di alcuni tra i principali eventi musicali a livello nazionale. \nPer la nostra Associazione ha proposto apprezzatissimi approfondimenti su Carlo Scarpa\, sul Museo Guggenheim di Bilbao\, su Zaha Hadid\, sulla Nike di Samotracia\, sull’attività di Renzo Piano a scala mondiale e sul sorprendente Shard a Londra\, sui Bronzi di Riace\, sugli affreschi del Buono e Cattivo Governo a Siena\, sulle opere di Giovanni Bellini e sulle realizzazioni di Santiago Calatrava a Valencia e sulla grande arte collezionata e promossa dalla dinastia dei Guggenheim e\, da ultimo\, su Sky Way Monte Bianco\, The way to the top.
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SUMMARY:Camillo Boito (1836-1914): un maestro per gli architetti\, gli artigiani e i restauratori dell’Italia Unita
DESCRIPTION:Presentazione degli atti del convegno Camillo Boito Moderno\,a cura di Sandro Scarrocchia\, Milano-Udine\, Mimesis\, 2018\nVenerdì 24 gennaio 2020\, Sala della “Fondazione Friuli”\, via Manin 15\, Udine\, ore 17 \nProgramma dell’incontro\nIndirizzi di saluto \nDott. Giuseppe Morandini\, Presidente della Fondazione Friuli\nDott. Fabrizio Cigolot\, Assessore alla Cultura del Comune di Udine\nDott. Arch. Paolo Bon\, Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Udine \nProf.ssa Francesca Venuto\, Presidente dell’Associazione Udinese Amici dei Musei e dell’Arte Prof.ssa Giuseppina Perusini\, Università di Udine \nRelazioni \nProf. Gianni Contessi (Università di Torino) – Geografie boitiane fra centro e periferia. \nDott.ssa Elisa Longo (Soprintendenza per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno\, Padova\, Treviso) – La diffusione del pensiero di Boito a Padova attraverso la rivista «Arte italiana decorativa e industriale». \nDott.ssa Daniela Delia\, Scuola di specializzazione in Storia dell’Arte\, Udine – Influenze diCamillo Boito nell’architettura triestina del primo Novecento. \nProf. Sandro Scarrocchia (Politecnico di Milano) – Considerazioni finali \nModera Giuseppina Perusini. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nFigura chiave di molte vicende della cultura italiana\, letteraria e artistica nell’età dell’industrializzazione\, Camillo Boito (1836-1914) riveste un ruolo di statura europea: scrittore “minore ma grande”; architetto molto consapevole della modernità\, ma strenuo difensore della tradizione e dell’aderenza della costruzione alla sua missione pratica; importante teorico del restauro e promotore della cultura di conservazione; pioniere dell’industria artistica e della valorizzazione delle maestrie che la producono\, svolse una funzione di catalizzatore delle istanze culturali nazionali nel campo della architettura\, del patrimonio storico e soprattutto della formazione e produzione artistica. \nFiglio del pittore Silvestro Boito e allievo all’Accademia di Venezia di Pietro Selvatico\, ancora ventiquattrenne andrà a ricoprire all’Accademia di Brera la cattedra di architettura e cinque anni dopo anche quella del neonato Istituto T ecnico Superiore\, il futuro Politecnico. Questo doppio magistero lo rende crocevia\, storico e teorico\, di vicende cruciali delle due istituzioni. La sua scuola – che annovera i maggiori protagonisti della edficazione della Milano industriale\, tra i quali Gaetano Moretti\, Luigi Broggi\, Ernesto Pirovano\, Luca Beltrami\, Giuseppe Sommaruga -si pone come ponte tra lo storicismo rigoroso da lui propugnato e la continuità nella modernità rivendicata nel secondo dopoguerra da Ernesto Nathan Rogers. Non a caso nell’ambito di questa tendenza matureranno le prime rivalutazioni della sua figura tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta Come presidente dell’Accademja di Brera e direttore del Museo Poldi Pezzoli svolse in entrambe le istituzioni un ruolo innovatore\, ponendo all’ordine del giorno la revisione dei loro organi collegiali e gestionali. Lavorò infine al progetto anticipatore di una Scuola di restauro\, che segnala la raggiunta maturità della disciplina e la necessità della sua autonomizzazione istituzionale. \nCome restauratore (Palazzo Franchetti a Venezia\, Porta Ticinese a Milano e altare di Donatello nella Basilica del Santo di Padova) fu il promotore della prima “Carta del restauro” nel 1883\, che riassume e sintetizza i criteri di un’impostazione originale\, riconosciuta come importante riferimento della Carta di Venezia del 1964. \nLa sua opera di architettura ebbe carattere marcatamente civile (ospedale e cimitero di Gallarate\, Casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi e scuole di Via Galvani a Milano)\, di matrice storicista ma non priva di originali spunti innovativi. Nel campo delle arti applicate svolse una funzione fondatrice con la rivista Arte ltaliana Decorativa e Industriale\, vetrina insostituibile dell’industria artistica europea fin de siècle\, accanto a organi più considerati come Ver Sacrum della Secessione viennese\, lo Jahrbuch del Werkbund tedesco\, le edizioni celebrate del movimento anglosassone Arts and Crafts e francese delle Arts décoratifs. \nA Boito va riconosciuto di aver saputo trascendere nella sua prosa schietta e sapiente le difficoltà pratiche dell’arte\, del progetto e del restauro\, in uno sforzo teorico sempre legato al concreto\, che riavvcina la sua opera di studioso allo scrittore di atmosfera\, sensibile interprete dei valori ambientali della vicenda umana. \nDalla quarta di copertina del volume degli Atti del Convegno.
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SUMMARY:TERZO CICLO DI INCONTRI SU “CINEMA E ARTE”
DESCRIPTION:La fragilità dell’opera d’arte. La censura del tempo e il tempo della censura.\n \nDopo le fortunate edizioni del 2017 e del 2018\, dedicate al cinema biografico su artisti maschi e femmine di notevole impatto per la loro opera e la loro vicenda biografica\, nel 2020 la nostra Associazione intende affrontare una nuova tematica\, a dimostrare l’interesse che i cineasti attuali dedicano alle diverse sfaccettature del ruolo delle opere d’arte nel corso della storia. \nNella considerazione relativa alla fragilità\, deperibilità e perdita delle opere d’arte – non immediatamente recuperabili o riproducibili\, se non con la “perdita dell’aura”\, evocata da Walter Benjamin – possono intervenire vari fattori: i materiali e le tecniche di volta in volta adottati\, l’azione di disastri naturali (inondazioni\, terremoti\, incendi…) o perpetrati dall’uomo (furti\, guerre\, interventi dannosi…)\, oppure l’operazione può tramutarsi in parodia\, come distruzione immaginaria dell’opera\, o in censura: iconoclastia\, distruzione\, proibizione… \nAl di là della casualità degli eventi o delle intenzioni umane (lo stesso autore può arrivare a distruggere le sue opere\, rinnegando il loro valore)\, il primo censore è senza dubbio il tempo e quello che il suo scorrere comporta\, con la perdita dei significati originari fino a non saper più leggere correttamente le opere d’arte. \nAllo stesso modo la pellicola cinematografica ha una sua fragilità\, essendo sottoposta a degrado della pellicola\, danneggiamenti\, distruzione del negativo\, tagli di censura o anche sparizione per ragioni di diritti. Sarà interessante paragonare nell’incontro le due forme di fragilità. \nLa nostra guida in questo percorso complesso e affascinante sarà il prof. Giorgio Placereani\, del Centro Espressioni Cinematografiche di Udine\, critico cinematografico ben noto a chi ha seguito i due cicli precedenti\, che ci coinvolgerà in un’avventura appassionante\, tale da permetterci di ri- scoprire i film prescelti sulla base degli itinerari concettuali indicati. \n\n\n\nPROGRAMMA DEL CORSO\nTutti gli incontri si svolgeranno nel Salone di Palazzo Mantica\, sede della Società Filologica Friulana\, ed avranno inizio alle ore 17. Si raccomanda la puntualità. \nCinque saranno gli appuntamenti\, previsti da fine gennaio a fine febbraio\, che proporranno una linea di ricerca insolita ed intrigante: non perdeteveli! \nMercoledì 29 gennaio\, h.17: nel primo incontro Giorgio Placereani e Francesca Venuto dialogheranno su: La fragilità dell’opera d’arte\, dal punto di vista artistico e cinematografico. \nSeguirà la visione di alcuni film\, proposti con una breve introduzione: \nVenerdì 7 febbraio\, h.17: Monument’s men di George Clooney (2014) \nVenerdì 14 febbraio\, h.17: Una storia senza nome di Roberto Andò (2019) \nVenerdì 21 febbraio h. 17: Francofonia di A. Sokurov (2015) \nMercoledì 26 febbraio\, h.17: Incontro finale con il prof. Placereani incentrato sull’analisi dei lungometraggi visionati sotto l’aspetto del linguaggio filmico e della loro collocazione nella storia del cinema. \n\n\nGiorgio Placereani\, critico cinematografico\, è stato critico televisivo per “Il Piccolo”. Già docente di scuola media\, cura progetti didattici sul cinema per il C.E.C. presso il Visionario e insegna Storia del cinema all’Università delle LiberEtà di Udine. Ha curato con Sabatino Landi il volume “Horror. Da Mary Shelley a Stephen King\, con Fabiano Rosso Il gesto sonoro. Il cinema di Jacques Tati\, con Tatti Sanguineti\, Scritti strabici. Cinema\, 1975-1988\, raccolta di articoli postumi del critico cinematografico Alberto Farassino e con Sergio Grmek Germani\, Per Dreyer. \nHa curato il volume Citizen Welles. Sua è la monografia Ozu Yasujiro. Autunno e primavera\, Udine~Pordenone 2015. \nÈ fra gli organizzatori del festival di cinema Far East Film\, inaugurato nel 1999\, la più rilevante manifestazione europea dedicata al cinema popolare asiatico. \n\n 
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