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SUMMARY:Camillo Boito (1836-1914): un maestro per gli architetti\, gli artigiani e i restauratori dell’Italia Unita
DESCRIPTION:Presentazione degli atti del convegno Camillo Boito Moderno\,a cura di Sandro Scarrocchia\, Milano-Udine\, Mimesis\, 2018\nVenerdì 24 gennaio 2020\, Sala della “Fondazione Friuli”\, via Manin 15\, Udine\, ore 17 \nProgramma dell’incontro\nIndirizzi di saluto \nDott. Giuseppe Morandini\, Presidente della Fondazione Friuli\nDott. Fabrizio Cigolot\, Assessore alla Cultura del Comune di Udine\nDott. Arch. Paolo Bon\, Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Udine \nProf.ssa Francesca Venuto\, Presidente dell’Associazione Udinese Amici dei Musei e dell’Arte Prof.ssa Giuseppina Perusini\, Università di Udine \nRelazioni \nProf. Gianni Contessi (Università di Torino) – Geografie boitiane fra centro e periferia. \nDott.ssa Elisa Longo (Soprintendenza per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno\, Padova\, Treviso) – La diffusione del pensiero di Boito a Padova attraverso la rivista «Arte italiana decorativa e industriale». \nDott.ssa Daniela Delia\, Scuola di specializzazione in Storia dell’Arte\, Udine – Influenze diCamillo Boito nell’architettura triestina del primo Novecento. \nProf. Sandro Scarrocchia (Politecnico di Milano) – Considerazioni finali \nModera Giuseppina Perusini. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nFigura chiave di molte vicende della cultura italiana\, letteraria e artistica nell’età dell’industrializzazione\, Camillo Boito (1836-1914) riveste un ruolo di statura europea: scrittore “minore ma grande”; architetto molto consapevole della modernità\, ma strenuo difensore della tradizione e dell’aderenza della costruzione alla sua missione pratica; importante teorico del restauro e promotore della cultura di conservazione; pioniere dell’industria artistica e della valorizzazione delle maestrie che la producono\, svolse una funzione di catalizzatore delle istanze culturali nazionali nel campo della architettura\, del patrimonio storico e soprattutto della formazione e produzione artistica. \nFiglio del pittore Silvestro Boito e allievo all’Accademia di Venezia di Pietro Selvatico\, ancora ventiquattrenne andrà a ricoprire all’Accademia di Brera la cattedra di architettura e cinque anni dopo anche quella del neonato Istituto T ecnico Superiore\, il futuro Politecnico. Questo doppio magistero lo rende crocevia\, storico e teorico\, di vicende cruciali delle due istituzioni. La sua scuola – che annovera i maggiori protagonisti della edficazione della Milano industriale\, tra i quali Gaetano Moretti\, Luigi Broggi\, Ernesto Pirovano\, Luca Beltrami\, Giuseppe Sommaruga -si pone come ponte tra lo storicismo rigoroso da lui propugnato e la continuità nella modernità rivendicata nel secondo dopoguerra da Ernesto Nathan Rogers. Non a caso nell’ambito di questa tendenza matureranno le prime rivalutazioni della sua figura tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta Come presidente dell’Accademja di Brera e direttore del Museo Poldi Pezzoli svolse in entrambe le istituzioni un ruolo innovatore\, ponendo all’ordine del giorno la revisione dei loro organi collegiali e gestionali. Lavorò infine al progetto anticipatore di una Scuola di restauro\, che segnala la raggiunta maturità della disciplina e la necessità della sua autonomizzazione istituzionale. \nCome restauratore (Palazzo Franchetti a Venezia\, Porta Ticinese a Milano e altare di Donatello nella Basilica del Santo di Padova) fu il promotore della prima “Carta del restauro” nel 1883\, che riassume e sintetizza i criteri di un’impostazione originale\, riconosciuta come importante riferimento della Carta di Venezia del 1964. \nLa sua opera di architettura ebbe carattere marcatamente civile (ospedale e cimitero di Gallarate\, Casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi e scuole di Via Galvani a Milano)\, di matrice storicista ma non priva di originali spunti innovativi. Nel campo delle arti applicate svolse una funzione fondatrice con la rivista Arte ltaliana Decorativa e Industriale\, vetrina insostituibile dell’industria artistica europea fin de siècle\, accanto a organi più considerati come Ver Sacrum della Secessione viennese\, lo Jahrbuch del Werkbund tedesco\, le edizioni celebrate del movimento anglosassone Arts and Crafts e francese delle Arts décoratifs. \nA Boito va riconosciuto di aver saputo trascendere nella sua prosa schietta e sapiente le difficoltà pratiche dell’arte\, del progetto e del restauro\, in uno sforzo teorico sempre legato al concreto\, che riavvcina la sua opera di studioso allo scrittore di atmosfera\, sensibile interprete dei valori ambientali della vicenda umana. \nDalla quarta di copertina del volume degli Atti del Convegno.
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